Di seguito l'intervento integrale del presidente Cappellacci in Consiglio regionale, in replica alla mozione n.62:
"È stata una giornata intensa. Provo a fare sintesi rispetto agli interventi pronunciati, tenendo conto che le risultanze odierne sono una sorta di prolungamento del dibattito aperto il 1° giugno scorso.
Da qui desidero partire per ricordare come la Giunta abbia offerto immediatamente la propria disponibilità a discutere in Aula le questioni relative alla produzione di energia da fonti rinnovabili.
Debbo constatare che la risposta è stata prima l'abbandono dell'aula, poi la proposta di una mozione dalla quale anche oggi qualcuno ha deviato per intraprendere una strada sulla quale non abbiamo alcuna intenzione di seguirlo.
Noi siamo interessati alla chiarezza, non abbiamo paura della verità e non ci presteremmo mai ad alimentare polveroni che renderebbero meno comprensibile la verità.
Non posso fare a meno di notare che le considerazioni contenute nel documento in discussione appaiono incomplete, contraddittorie e pretestuose. Se si vuole dimostrare che la precedente Giunta ha bene operato e noi abbiamo distrutto questo lavoro mirabolante, il tentativo è destinato a rimanere vano.
Qualcuno, poi, accecato dal livore, è caduto in gravi contraddizioni, accusandomi allo stesso tempo di aver bloccato tutto e di aver permesso tutto.
La Giunta e la maggioranza sono impegnate, in un momento di gravissima crisi, a costruire nuove opportunità di sviluppo e occupazione per la nostra terra.
Tuttavia, per dimostrare l'infondatezza e la strumentalità di questa mozione consentitemi di richiamare le più evidenti e macroscopiche inesattezze.
Si parla di rivisitazione, aggiornamento e approvazione del PEARS. Già qui le idee sono evidentemente poche e confuse.
Non era questo Piano il fiore all'occhiello della precedente Giunta regionale? La verità è che dopo la delibera che la precedente Giunta ha approvato nell'Agosto dl 2006 l'iter non è stato concluso.
Ad oggi, non essendosi ancora completata la procedura di VAS e, data la annullabilità dei piani sprovvisti di VAS per violazione di legge, la Regione è ancora priva di un legittimo Piano Energetico Regionale.
I ritardi maturati nella precedente Legislatura hanno reso lo strumento pianificatorio datato, giacché i bilanci energetici sono riferiti al 2004 e gli obiettivi con i relativi indicatori sono riferiti al 2010, ovvero all'anno in corso, mentre lo scenario di medio-lungo periodo si ferma al 2015. Cioè, domani.
Anche gli obiettivi che hanno ispirato il piano sono stati superati: gli scenari e la situazione economica nazionale ed internazionale sono ben diversi da quelli riportati o ipotizzati negli studi del 2006.
Oltretutto la fase di Valutazione Ambientale Strategica, essendo stata sviluppata a valle del processo pianificatorio e non in itinere, ha evidenziato il limite del metodo di pianificazione utilizzato nella passata legislatura, di totale assenza di partecipazione e condivisione delle scelte.
Il modello di sviluppo contenuto nel PEARS è basato sul potenziamento del comparto di produzione mentre gli obiettivi comunitari indicano lo sviluppo di un processo opposto, basato sulla riduzione dei consumi.
Quindi, in definitiva, era già scontato che la Giunta fosse impegnata in una necessaria ridefinizione dei contenuti del PEARS. Non solo. Siamo andati anche oltre, introducendo una normativa innovativa e originale che prevede l'elaborazione e approvazione da parte del Consiglio di un piano specifico per lo sviluppo di tecnologie ed impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Entro il mese di settembre la Giunta presenterà al Consiglio la proposta di Piano per le energie rinnovabili.
La mozione, inoltre, richiama l'esigenza di una modifica del quadro normativo vigente, peraltro con argomentazioni imprecise e contraddittorie già messe in luce nel corso del dibattito.
Sia ben chiara una cosa: le norme adottate da questo Consiglio non si toccano.
Perché è proprio attraverso queste norme che si è introdotto un meccanismo di adeguamento automatico alla normativa nazionale ed europea.
Viceversa, come ho avuto modo di sottolineare nella seduta del 1° giugno, era il previgente quadro normativo a presentare palesi contraddizioni e violare i principi nazionali e comunitari.
Le richiamo brevemente: tali disposizioni contenevano forti criticità sotto il profilo della competenza amministrativa per il rilascio delle autorizzazioni.
Inoltre, il procedimento definito dalla precedente legge regionale introduceva gravi margini di discrezionalità per la parte politica, che in questo modo, e attraverso intese con i privati, si riservava di decidere sulle iniziative che potevano o meno essere realizzate nel settore delle rinnovabili. Vi era, in buona sostanza, una palese distorsione del principio di libera concorrenza.
Per capire meglio di cosa stiamo parlando credo utile sottolineare che fu proprio in ragione di questa errata impostazione che sempre la precedente Giunta regionale si riservò la prerogativa, del tutto discrezionale, di siglare intese con grossi gruppi industriali interessati ad investire nel settore dell'eolico in Sardegna.
Siamo dovuti intervenire in maniera decisa per ripristinare la trasparenza, la correttezza e l'imparzialità del procedimento, per rimuovere la discrezionalità attuativa e gli evidenti vizi di legittimità della previgente normativa.
Sgombrando il campo da qualsiasi fraintendimento la nuova normativa prevede che sino all'approvazione del Piano energetico ambientale regionale, la competenza autorizzativa è della Regione.
Viene inoltre introdotto il regime autorizzatorio in luogo delle procedure ad evidenza pubblica di dubbia compatibilità con la disciplina comunitaria e nazionale.
Oggi si prevede, viceversa, lo strumento degli accordi procedimentali, che rientrano nella competenza gestionale del dirigente.
A proposito...desta sconcerto che i consiglieri regionali estensori della mozione confondano il regime dell'accordo procedimentale, introdotto dalla vigente normativa, con l'accordo di programma, ben noto alla precedente Giunta, utilizzato per definire intese discrezionali con soggetti privati.
Siamo stati noi ad evidenziare, in relazione all'intervento relativo all'impianto solare termodinamico di Macchiareddu, proponente la Sorgenia S.p.a., come lo strumento dell'Accordo di programma, fosse un atto del tutto discrezionale, distorsivo del mercato ed illegittimo.
Ci si accusa, ancora, di aver sottratto competenze ai SUAP, rendendo più complessa e farraginosa la procedura autorizzativa.
Niente di più sbagliato.
I SUAP non hanno mai avuto questa competenza né potevano averla.
A chi ha la memoria corta ricordo una nota della precedente Direzione generale della Presidenza con la quale si ribadiva i SUAP non avevano nessun competenza autorizzativa e che la stessa era delegata alle sole Province.
Resta il fatto che se la volontà politica di questo Consiglio fosse quella di valorizzare il ruolo dei SUAP assegnando agli stessi specifiche competenze in materia di rilascio dei provvedimenti autorizzatori, questa possibilità può essere perseguita, ma con un coerente e conseguente provvedimento di legge.
Non siamo certo distratti sulle recenti ed importanti novità introdotte dalla legge comunitaria, e approvata dai due rami del Parlamento nel maggio scorso.
Va tuttavia sottolineato che si tratta di una legge delega che fornisce indirizzi e direttive e che, quindi, rimanda ai decreti delegati la regolamentazione attuativa della materia.
Valutiamo in ogni caso positivamente le novità che la stessa introduce ed in particolare la parte che prevede meccanismi di ulteriore semplificazione e accelerazione delle procedure autorizzative, soprattutto per quegli investimenti che più direttamente interessano iniziative di piccola e media dimensione che potranno avere effetti virtuosi di crescita economica ed occupazione del tessuto produttivo dei nostri operatori.
Noi siamo sempre stati a favore della semplificazione e dell'accelerazione dei procedimenti di autorizzazione e quindi ben vengano le novità previste dalla comunitaria che siamo pronti a recepire laddove si prevede che per gli impianti con capacità di generazione non superiore ad 1 MW di potenza sia sufficiente la sola denuncia di inizio attività. Novità che siamo pronti ad applicare automaticamente non appena verranno adottati i relativi decreti legislativi. Che ovviamente auspichiamo vengano adottati nel più breve tempo possibile.
A differenza di quanto erroneamente sostenuto nella mozione e nel corso di diversi interventi in Aula, nessun contrasto può ad oggi essere sollevato tra le nuove disposizione della legge comunitaria e la legislazione regionale vigente.
Al contrario, è proprio quanto previsto dalla legge regionale vigente che consentirà l'aggiornamento automatico della normativa regionale alla normativa nazionale dei limiti di potenza al di sotto dei quali non sarà necessaria l'autorizzazione unica, ma la semplice dichiarazione di inizio di attività.
Resta il fatto che le condivisibili accelerazioni e semplificazioni del procedimento, introdotte dalla comunitaria sino al MW, dovranno essere controbilanciate dalle opportune valutazioni sull'impatto territoriale e su un equilibrato sviluppo di tutte le fonti rinnovabili.
Questo discorso che sarà opportunamente approfondito nello specifico piano per lo sviluppo degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, riguarda in particolare gli impianti eolici per i quali, come più volte sottolineato nel corso del dibattito, abbiamo già raggiunto una potenza tra installato e autorizzato di 1000 MW, da considerarsi vicino ad un punto di saturazione per il nostro territorio, anche alla luce delle numerosissime richieste di connessione alla rete di trasmissione nazionale, pari ad una potenza di oltre 6000 MW.
Colleghi del consiglio regionale, appare chiaro come le argomentazioni della mozione siano assolutamente pretestuose.
Non vi è nessun reale contributo costruttivo da parte dell'opposizione al dibattito che deve portare l'Assemblea a compiere importanti e strategiche scelte per la Sardegna.
La Giunta ha sì avviato un percorso, ma a questo va assicurata una continuità con una forte coesione e azione politico-legislativa di quest'Aula e con un sempre più ampio e diffuso coinvolgimento dei territori e delle forze sociali.
Plaudo alla compattezza dimostrata della maggioranza, che ha dato prova di coesione contrapponendo argomentazioni qualificate. E mi auguro che in prospettiva, su temi così rilevanti, muti l'atteggiamento di sterile contrapposizione adottato dalle forze di minoranza.
È opportuno lasciare aperto il confronto costruttivo sul modello strategico che sta ispirando la nostra azione di governo.
Le fonti alternative, il risparmio energetico, la riduzione delle emissioni clima-alteranti, la nascita e le opportunità offerte dalla green economy sono temi fondamentali per il futuro sviluppo dell'Isola e sono uno degli assi strategici del nostro programma.
Si punta sulle risorse non delocalizzabili e sulle nostre specificità e che si fonda sull'innovazione, la conoscenza e lo sviluppo sostenibile.
Un programma che assume come fondamentali gli obiettivi e gli strumenti definiti in sede comunitaria entro il 2020: ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra, portare al 20% il risparmio energetico e aumentare al 20% il consumo di fonti rinnovabili.
Per una nuova strategia di sviluppo sostenibile della Sardegna
Sin dal mese di settembre del 2009 sono state avviate consultazioni di natura multidisciplinare sia con le strutture che con gli assessorati competenti o interessati alla tematica energetica che con rappresentanti di associazioni di categoria, di operatori del settore energetico e con esperti internazionali e ricercatori delle nostre Università.
Le riflessioni emerse hanno rafforzato l'idea di dover definire necessariamente strategie non basate esclusivamente sulla generazione da fonte rinnovabile, ma più articolate ed integrate, che tengano conto delle peculiarità della nostra Regione e trasformino le criticità in opportunità.
Limitare gli obiettivi al perseguimento di uno sviluppo esclusivo del comparto e della filiera di generazione da fonti rinnovabili sarebbe un errore strategico che non possiamo permetterci di commettere.
Se analizziamo cosa realmente sia avvenuto in Sardegna in questi ultimi anni, osserviamo che lo sviluppo del settore delle fonti energetiche rinnovabili non ha consolidato un'occupazione di tipo strutturale e l'attuale mercato del lavoro nel settore delle rinnovabili è caratterizzato da una elevata precarietà e vulnerabilità.
È maturata quindi la nostra consapevolezza che la Sardegna debba puntare su un suo modello originale ed innovativo di green economy affinché la stessa possa essere realmente un volano di trasformazione dell'economia.
Sono fermamente convinto che sia un modo corretto di interpretare il nostro status di Regione Autonoma: siamo noi a dover determinare i processi di sviluppo nel territorio sardo. Senza essere dipendenti da modelli che non ci appartengono. Questo significa governare! Queste sono le assunzioni di responsabilità alle quali siamo stati chiamati.
Ecco perché nessuno, nessuno, nessuno, può pensare di poter governare dall'esterno le nostre scelte per lo sviluppo della Sardegna.
Il salto di qualità è pensare la green economy non come un'opportunità di filiera, ma un vero e proprio nuovo modello economico e sociale.
Stiamo proponendo un nuovo stile di vita. Una rivoluzione culturale.
Con la green economy è un intero territorio che si mobilita e partecipa attivamente. L'obiettivo strategico è quello di anticipare il cambiamento tecnologico culturale e sociologico invece che importarlo da altri contesti territoriali.
Appare evidente come queste finalità in alcun modo avrebbero potuto permettere speculazioni, importazione di modelli esogeni o ancor peggio aggressioni del nostro territorio.
Anche dall'opinione pubblica venivano manifestate forti preoccupazioni, diventate allarme sociale, per le molteplici istanze di realizzazione di parchi eolici ed in particolare parchi eolici off-shore.
Si è trattato di una inaccettabile ipotesi di aggressione del nostro territorio e delle nostre coste con implicazioni speculative niente affatto chiare che il Presidente della Regione e tutta la Giunta regionale hanno fin da subito contrastato con ogni mezzo a disposizione.
Peraltro, il divieto alle realizzazione di impianti eolici off-shore era stato già implicitamente determinato in via di fatto dalle disposizioni della L. R. 4/2009, il Piano Casa.
A sgombrare il campo in via definitiva da qualsiasi dubbio, serviva, tuttavia, un atto formale della Giunta regionale che contenesse un messaggio chiaro, fermo, responsabile ed inequivocabile.
Sono queste le motivazioni di fondo che hanno portato la Giunta regionale, nel mese di marzo scorso, ad adottare le tre delibere che mettono la parola fine a qualsiasi tentativo di speculazione e aggressione del nostro territorio.
Dai contenuti delle tre delibere emerge in modo chiaro il rispetto del primario e fondamentale interesse pubblico che ha orientato l'azione della Giunta regionale. La Giunta ha introdotto una serie di regole, sicuramente aperte e perfettibili (a questo stiamo ancora lavorando proprio in questi giorni), che, in modo inequivocabile salvaguardano al massimo il territorio regionale sotto l'aspetto territoriale, ambientale e paesaggistico.
La Giunta regionale ha ben chiara la fondamentale vocazione naturalistica della Sardegna e ha ben chiaro che le necessità di sviluppo, anche quelle riguardanti la produzione energetica da fonti rinnovabili, debbano coniugarsi con la primaria esigenza della tutela del paesaggio e dell'ambiente.
Sardegna CO2.0.
Non abbiamo solo enunciato gli obiettivi strategici di questa nuova prospettiva, ma avviato nel concreto e nel territorio un progetto sperimentale ed innovativo che abbiamo definito Sardegna CO2.0.
Obiettivo del progetto è quello di attivare una serie di azioni integrate e coordinate di breve, medio e lungo periodo destinate a rendere il bilancio delle emissioni di CO2 della Regione Sardegna pari a zero.
Le azioni previste tendono a coinvolgere tutti i comparti produttivi partendo dalle comunità locali allo scopo di analizzare non solo tecnicamente ma anche sociologicamente gli effetti di una simile trasformazione.
Il progetto ha come obiettivo far crescere una nuova sensibilità nei riguardi delle tematiche ambientali, che prepotentemente incidono e sempre di più incideranno sulla nostra vita quotidiana e sulle dinamiche di sviluppo dei nostri sistemi economico e sociale.
Ecco perché, con la diffusa partecipazione delle comunità locali e dei principali attori chiave, il progetto si propone di coniugare le primarie esigenze di tutela e salvaguardia dell'ambiente con le opportunità di impiego economico-sostenibile dei territori, al fine di dotare le stesse comunità di innovativi strumenti in grado di generare benessere e di auto-sostenersi energeticamente ed economicamente.
Altri prima di noi hanno intrapreso questi percorsi virtuosi con importanti ricadute economiche ed occupazionali; anche da un punto di vista turistico.
Penso ad alcune isole del Nord Europa ed agli esempi eclatanti e significativi della Spagna e della regione della Navarra, in particolare, con la quale abbiamo già stipulato accordi di collaborazione e scambio di esperienze.
Uno dei punti di forza del progetto è quello di parlare direttamente alle comunità, trasferendo in modo condiviso nuovi principi etici e culturali che vanno ben oltre i pur importanti aspetti economici legati alle politiche di produzione energetica.
Sardegna CO2.0 è già entrato in una fase operativa: è stato già individuato un primo gruppo di Comuni, che per la dislocazione e le loro peculiarità, sono rappresentativi dell'intero territorio della Sardegna.
Si tratta di Comuni che diventeranno pionieri e testimonial di questa nuova prospettiva per tutti gli altri centri dell'Isola.
Nello specifico, le comunità coinvolte nello start-up del progetto, con il supporto della Regione, hanno avviato l'analisi del proprio territorio per fotografare la propria situazione energetica allo scopo di individuare, costruire sviluppare soluzioni coerenti e rispondenti alla proprie specificità.
Si tratta di una dinamica articolata e per il suo svolgimento sono necessarie attività di animazione e di trasferimento delle informazioni di carattere tecnico e scientifico. E infatti sono coinvolti in Sardegna CO2.0 gli Enti della Regione, tra questi Sardegna Ricerche, con la quale è stato già sottoscritto un accordo di collaborazione.
Inoltre, la Regione ha in programma l'organizzazione di forum territoriali destinati a condividere con le comunità questo processo di sviluppo e fornire, contestualmente, gli strumenti di valutazione delle iniziative affinché sia garantita una fattiva partecipazione. .
A conclusione di tale fase di sensibilizzazione, informazione e partecipazione delle comunità vi sarà la definizione di un Piano di sviluppo locale per l'energia che, coerentemente con il contesto ambientale, sociale ed economico, definirà le azioni volte a ridurre i consumi di energia elettrica e termica, acqua gas e olio combustibile che a parità di qualità del servizio e di prodotti consenta di realizzare localmente le condizioni per il raggiungimento di un bilancio delle emissioni di CO2 pari a zero.
I Comuni pionieri, grazie ad una corretta e trasparente valutazione e divulgazione dei risultati diventeranno referenti di questo modello virtuoso presso gli altri comuni della Sardegna.
L'obiettivo pubblico di natura economica è quello di stimolare il mercato del risparmio energetico e creare in Sardegna un mercato associato alla riduzione delle emissioni di CO2 allo scopo di
Incrementare le iniziative imprenditoriali nel settore della riduzione delle emissione e del risparmio energetico;
Sviluppare l'Emission Trading (mercato internazionale della CO2);
Sviluppare il mercato dei titoli di efficienza energetica in Sardegna e le ESCo;
Valorizzare le risorse agricole, forestali, zootecniche e dei rifiuti per ridurre le emissioni e generare crediti di emissione;
Realizzare progetti pilota di applicazione del risparmio energetico e riduzione delle emissioni di scala significativa.
È un progetto ambizioso che vuole rendere la Sardegna una regione all'avanguardia nelle emissioni zero, nelle energie rinnovabili, nella infrastrutturazione e nelle reti telematiche. Questo potrebbe dare impulso anche ad un'industria manifatturiera e creare posti di lavoro alternativi rispetto a quelli attualmente in pericolo.
Purtuttavia, improvvisamente, su questo lavoro sono state proiettate delle ombre. Sono ombre nelle quali non mi riconosco. Sono ipotesi di comportamenti che non mi sono mai appartenuti, non mi appartengono né mai mi apparterranno.
Sono pronto a rendere conto di ogni singolo giorno, di ogni singolo minuto della mia attività di presidente, lo faccio con una certezza assoluta: mai e poi mai, persone od eventi esterni hanno potuto distrarre la mia azione dalla ricerca del bene comune. Lo testimoniano i fatti concreti, gli unici che dimostrano la verità.
Caro on. Sanna, non posso non rimarcare con amarezza che chi è stato bugiardo è stato lei: conscio delle mie parole, le ha volute travisare per farmi delle accuse che non merito. Le auguro per il futuro di poter avere in questa sua ricerca del bene la serenità di coscienza che ho io.
C'è un dato esemplare e oggettivo che pesa come un macigno nella bilancia della verità: le autorizzazioni rilasciate da questa Amministrazione regionale sono pari a ZERO. Le autorizzazioni che saranno rilasciate da questa amministrazione regionale, con la normativa da noi introdotta, saranno pari a ZERO.
Questa è la realtà dei fatti, questa la verità. L'insieme degli atti richiamati dimostra oggettivamente che la volontà dell'Esecutivo è - ed è sempre stata - quella di erigere una vera e propria diga contro qualsiasi tentativo di speculazione sulle energie rinnovabili e assicurare al nostro Popolo i benefici economici dell'uso sostenibile del nostro territorio. Per raggiungere questo ambizioso traguardo abbiamo lavorato e continueremo a lavorare con rigore, trasparenza e correttezza. Sono scelte forti, senza condizionamenti, compiute in autonomia da una Regione Autonoma a Statuto Speciale. Quella stessa autonomia che stiamo ricostruendo con i fatti per la nostra Isola e che non deve essere solo politica, ma anche economica , sociale e culturale. Quella stessa Autonomia per cui le scelte che riguardano la Sardegna vengono compiute in quest'aula, dai rappresentanti del Popolo Sardo e non altrove. Quella di un'autodeterminazione fattiva, che si traduca in atti e nella realizzazione concreta di un nuovo "sistema Sardegna", è la vera sfida che dobbiamo affrontare, sulla quale dobbiamo confrontarci e avere anche il coraggio di compiere un percorso comune.
Questa è la realtà dei fatti, questa la verità. Non ho niente di cui vergognarmi. Anzi, sono orgoglioso per me, quale Presidente della regione, ma posso dire di essere orgoglioso anche per Voi, cari colleghi". (chartabianca, 11:17)