Cagliari, 26 lug 2010 (CHB) - Il mare della Sardegna inquinato per sempre dalla marea nera simile a quella del disastro nel golfo del Messico? Per gli esperti biologi sì, se accadesse un incidente nella prossima piattaforma petrolifera off-shore che dovrebbe essere costruita (sempre dalla British petroleum) al largo delle coste della Libia. Lo dice apertamente, in un articolo pubblicato ieri su Il Sole 24 Ore, Nicola Sechi, docente di Ecologia marina dell'università di Sassari. «A confronto con il Golfo del Messico, il Mediterraneo è una pozzanghera. Non c'è una corrente del Golfo che lo ripulisca, per il suo ricambio occorrono secoli. Sulle sue sponde, vivono 130 milioni di persone. E le sue acque sono uno degli epicentri mondiali della biodiversità. Un incidente come quello della Deepwater Horizon gli sarebbe fatale».
«Il sistema delle correnti marine nel Mediterraneo è molto complesso - ha dichiarato Sechi al giornale di Confindustria - ma in generale si può dire che le correnti di profondità si muovono verso l'Atlantico, mentre quelle più superficiali si dirigono verso oriente». Essendo più leggero dell'acqua e con la propensione a venire a galla, il petrolio fuoriuscito dalla piattaforma in cantiere invaderebbe prima di tutto le coste di Israele, del Libano o della Turchia. «Ma insisto: a confronto con gli oceani, il Mediterraneo è una pozzanghera. Una perdita di petrolio a grandi profondità avrebbe effetti nefasti dovunque, inclusa la Sicilia o la Sardegna», conclude Sechi.
Proprio due settimane fa Shokri Ghanem, numero uno della National Oil Corporation libica, ha chiesto alla Bp di accelerare le previste attività di perforazione nel Golfo della Sirte. (chartabianca, 09:49)