Venerdì 30 gennaio 2026 - 13:33

'IL SOLCO PIETRIFICATO', ECCO IL ROMANZO DI ANDREA PRATO

Cagliari, 21 apr 2011 (CHB) - 'Sul quotidiano "L'Unione Sarda", quella mattina, il maresciallo ha letto un trafiletto a pagamento che recita: "Smarrito a Nurghes un gattino di quattro anni con i riccioli neri, si garantisce lauta ricompensa per il ritrovamento e la consegna purché in vita". È chiaro che la famiglia Deledda si è messa in movimento...'.

E' un passo del nuovo libro di Andrea Prato, Il Solco pietrificato (Edizioni Zines, 14 euro) presentato oggi sulla 'Nave di Libri', la crociera letteraria in rotta da Civitavecchia verso Barcellona promossa dalla rivista "Leggere: Tutti" in occasione della giornata mondiale del libro. In presenza di decine di autori (tra questi, Chiara Gamberale, Marco Vichi, Emanuele Trevi, Loredana Lipperini) e della stampa di settore, Prato ha voluto dedicare il suo nuovo lavoro - questa volta un romanzo su un rapimento di una bambina nella Sardegna agropastorale del 1943 - ai pastori sardi: "dedico a loro questo libro, che sono come i carciofi nostrani: spinosi e inaccessibili fuori ma dal cuore tenero e generoso dentro".

Il racconto dell'unico autore sardo presente sulla nave, descrive un sequestro avvenuto settant'anni fa eppure ancora in grado di descrivere l'anima di un popolo, quello sardo, che spesso di questa pratica brutale è stato vittima e protagonista diretto. Perché a impedirgli di raggiungere con un balzo la contemporaneità è "Il solco pietrificato", che nel libro è la conseguenza di una tafazziana propensione a essere "pocos, locos y mal unidos". Un impietoso giudizio, datato 1500, che ancor oggi in Sardegna nessuno si sogna di confutare. Anzi, si attribuisce erroneamente quella frase nientemeno che all'imperatore del Sacro Romano Impero, Carlos V, quasi in una masochistica forma di compiacimento. In questo racconto, ambientato nella fascinosa quanto cruda realtà agro-pastorale sarda, Andrea Prato ha voluto mettere in luce l'immobilismo dei suoi conterranei per incitarli a "voltare pagina", a rivendicare, uniti, l'orgoglio della propria unicità. "Per rimarginare - ha detto Andrea Prato nel corso della presentazione moderata da Chiara Gamberale - il solco che sino ad oggi ha condannato l'Isola a non cambiare in niente, nemmeno la quantità di sale da dosare nel pecorino romano, eccessivamente sapido e quindi inadatto ai gusti di oggi. E intanto in Sardegna si mangiano formaggi padani". La Nave di libri rimarrà ancorata 2 giorni a Barcellona, dove gli autori made in Italy parteciperanno alla festa di San Jordi, patrono della città catalana e contemporaneamente alla giornata mondiale del libro. Un doppio appuntamento - molto amato in Spagna e in particolare in Catalogna - che a Barcellona viene festeggiato in un'atmosfera unica: le strade si riempiono di rose e di libri; gli uomini regalano i fiori alle donne che ricambiano con un volume e tutta la città si anima di presentazioni, di letture e recital e musiche. (chartabianca 18:35)

L'autore. Quarantasei anni, nato Cosenza ma sardo da sempre, Andrea Prato è sposato e ha due figli, Enzo e Fabio. Si laurea in giurisprudenza con tesi in diritto internazionale dell'ambiente e la sua passione è fin da subito la terra, che ne ispira percorsi professionali e passioni. Ma la terra in Sardegna è sinonimo di agricoltura: Prato ne diviene manager, poi imprenditore, infine assessore regionale, fino allo scorso mese di febbraio. A un anno di distanza dal saggio "Meglio un contadino laureato che un avvocato disoccupato", il mondo agropastorale della Sardegna decritto dall'autore è di nuovo protagonista, questa volta attraverso un romanzo. Che non a caso dedica ai pastori di una terra affascinante e cruda, come questa sua ultima opera narrativa.