- Per le Regioni “è irrinunciabile” che dopo la spending review le risorse risparmiate siano reinvestite nella sanità. A sottolinearlo è stato il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, a cui hanno fatto eco diversi rappresentati delle istituzioni regionali. “Ci sono tante aree su cui intervenire e risparmiare, ad esempio i costi della politica. La sanità non può perdere nemmeno un euro". Lo ha detto il Presidente della Campania Stefano Caldoro, a margine della Conferenza delle Regioni del 13 marzo, sulla spending review e possibili risparmi in sanità. La sanità, secondo Caldoro, "può organizzarsi meglio” e inoltre "c'è la sfida dei costi standard” ma "sul diritto costituzionale uniforme alla salute non si può far nulla in termini di risorse: quelle che ci sono, sono già poche”.
Il Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha ricordato che “già con il ministro Lorenzin, in sede di definizione dei costi standard, abbiamo detto che gli obiettivi di gestione e l'applicazione dei costi standard devono servire a recuperare risorse che restino nel servizio sanitario nazionale”. Secondo Marini, “non si può pensare che le risorse risparmiate vadano ad altri settori”.
“Dal 2009 al 2013 le regioni hanno ridotto la spesa del 38%, lo Stato solo del 13%. Quindi prima di toccare la sanità e le Regioni ci penserei bene". Così il Presidente della Lombardia, Roberto Maroni, al termine della Conferenza delle Regioni. Il Presidente avverte: "Non è che adesso arriva un fenomeno che decide come spendere i soldi della sanità che sono gestiti dalle Regioni, che hanno creato sistemi efficienti, alcuni, e in via di miglioramento, altri”.
L'assessore veneto, Luca Coletto (coordinatore della Commissione salute per la Conferenza delle Regioni) ha detto che “qualsiasi ulteriore taglio, piccolo o grande, sulla sanità equivarrebbe a vanificare i benefici effetti dell'applicazione dei costi standard. La sanità è l'unico settore che è riuscito ad arrivarci ed è fondato il timore che i tagli agli sprechi che ne deriveranno servano a sostenere altri settori spreconi”. “Con un deprecabile calo del budget complessivo - aggiunge Coletto - si andrebbe ad incidere sui servizi offerti alle categorie deboli e ai meno abbienti; e si contrarrebbe la premialità per le Regioni con i conti in ordine, come il Veneto, mentre bisogna intervenire dove ancora la spesa è fuori controllo e spingere altri settori, come ad esempio il trasporto pubblico locale, a indirizzarsi verso i costi standard, determinati secondo criteri e fabbisogni specifici di ogni ambito. Non è possibile - conclude Coletto - che si vada a toccare l'unico settore nel quale si è riusciti con grandi sforzi a realizzare lo spirito della riforma del Titolo V della Costituzione con scelte concretamente federaliste”.
Anche secondo Claudio Montaldo, vicepresidente della Regione Liguria, assessore alla Sanita' e presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità “i risparmi in sanità vanno fatti. Il Patto per la salute sara' lo strumento con cui li individueremo. Con quei risparmi si dovranno finanziare i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) che potranno costare anche di piu' dal momento che ci sono nuovi bisogni di salute. Montaldo ha comunque dato un giudizio positivo sul nuovo governo: "Ha messo in moto con determinazione quello che il Paese si aspettava. C'è uno spirito di iniziativa importante anche per dare fiducia al Paese”.