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Mercoledì 19 settembre 2018 - 13:27

Giornalismo e nuovi modelli di business: dalla pubblicità alla vendita delle notizie, l’esempio del Nyt

new york times
(CHARTABIANCA) - Cagliari, 22 feb 2017 - Che la pubblicità ha sempre meno peso sui bilanci delle testate giornalistiche è cosa nota. Invece si parla ancora troppo poco del fatto che è sempre più rilevante la vendita diretta di ciò che dovrebbe essere il prodotto principe dell’attività di un’impresa editoriale: le notizie. Un mercato dominato dal tutto gratis oggi dovrebbe costringere editori e giornalisti a cambiare concretamente la rotta e lavorare ancora più sodo per offrire ai lettori contenuti a valore aggiunto che non potranno mai trovare gratis su blog e social network.

Un’ulteriore conferma dei nuovi modelli di business che le imprese editoriali stanno adottando arriva dal New York Times: nel 2000 il fatturato della pubblicità del quotidiano statunitense pesava per il 71%, mentre gli introiti degli abbonamenti valevano soltanto il 28%. In 15 anni è cambiato tutto: secondo i dati riferiti al 2015 (fonte Pagina99) la tendenza è invertita: la quota relativa alla pubblicità è scesa al 40%. Al contrario è salito il peso degli abbonamenti: 54% in totale. E gli abbonamenti digitali sono in forte crescita: se nel 2010 valevano quasi zero, oggi rappresentano il 12% del fatturato. Eppure anche il New York Times ha subito la fortissima concorrenza di Internet, sociale network e delle news gratuite in generale.

I numeri del New York Times ci confermano che se ieri la libertà di stampa (e quindi la qualità dell’informazione) doveva fare i conti con gli inserzionisti (generalmente poco inclini a vedere pubblicate notizie sgradite alla propria area di interesse), oggi li deve fare innanzitutto con i lettori che se non avranno in cambio contenuti di qualità, non rinnoveranno l’abbonamento. E allora si ritornerà a dare la colpa alla crisi.