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Mercoledì 19 settembre 2018 - 13:12

INNOVAZIONE, CLAB 2018 CAGLIARI: ‘EFLAVOR’, STUDIARE I DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE ATTRAVERSO I SAPORI

eFlavor Clab Cagliari 2018
(CHB) - Cagliari, 20 mar 2018 - Un nuovo sistema di valutazione oggettiva automatizzato del gusto che grazie all’analisi di sei qualità gustative in meno di 15 minuti, permette di studiare la sensibilità gustativa umana attraverso registrazioni della lingua. Una soluzione più rapida agli attuali test per misurare la perdita di gusto e dare una prima risposta allo stato nutrizionale e la salute delle preferenze alimentari degli individui. Potrebbe essere ‘eFlavor’, il nuovo progetto pensato da quattro studenti dell’Università di Cagliari arrivati alla fase finale del CLab 2018, ad aiutare chi ha problemi di alimentazione anche rilevando disfunzioni gustative (come ageusia o disgeusia) o distinguendo le malattie gustative da quelle olfattive nella diagnosi. Il dispositivo, secondo gli ideatori, permette di risparmiare il 75% del tempo di test per ogni persona attraverso un sistema analitico semplice, veloce, non invasivo e obiettivo.
“Questa nuova tecnologia che analizza la sensibilità gustativa umana intende superare le tecniche attuali che non offrono dati oggettivi – dicono Gloria Dessì farmacista (responsabile del marchio principale, marketing, pubblicità, design, pubbliche relazioni e servizio clienti), Francesco Meloni, laureando in Economia e finanza (responsabile della pianificazione finanziaria e della contabilità), Mariano Mastinu 24 enne studente magistrale di Biologia molecolare (responsabile ricerca e sviluppo del dispositivo) - ci siamo basati su metodiche di ricerche di un team di Cagliari che fornisce un dato oggettivo, sicuro e veloce perché si fonda sulla depolarizzazione della lingua”.

UN NUOVO METODO. Un nuovo metodo per superare le malattie dell’alimentazione. “Quando noi mangiamo un alimento il gusto viene sentito dalle cellule che inviano un segnale al cervello e con il nostro strumento riusciamo a capirne l’intensità – sottolinea Mastinu – la percezione del gusto è diversa in ognuno di noi e conoscendo questo dato si potrà capire che cosa effettivamente sente una persona, in particolare sui gusti semplici come il dolce o l’amaro e così via”. L’idea del progetto è capire qual è la componente gustativa rispetto a patologie del tratto otorinolaringofaringeo, creando un metodo specifico dando valore oggettivo alla sensibilità provata. Uno strumento utile, secondo il team, che avranno i gruppi di ricerca che lavorano sul gusto e, insieme a loro, i laboratori di analisi che operano su questo tema, come gli otorinolaringoiatri. “In pochi in Italia lavorano sul sapore e per questo puntiamo più all’estero – aggiungono i responsabili di eFlavor – vorremmo offrire agli specialisti un modello di diagnosi corretta per capire se effettivamente si è solo in presenza di un problema gustativo o c’è qualcos’altro”.

IL FUNZIONAMENTO. Ma come funziona? “Il dispositivo è formato da elettrodi che riescono a leggere l’intensità del sapore – spiegano Dessì, Meloni e Mastinu - questi permettono di accendere dei Led luminosi a seconda dell’intensità provata. Il range varia da 0 a 130 millivolt, per cui sono stati creati 10 led che, a seconda dell’intensità percepita, daranno una dimostrazione visiva della sensibilità gustativa. Con il dispositivo si utilizza anche un elettrodo studiato appositamente per essere a contatto con la lingua catturando e trasmettendo un segnale luminoso oggettivo”. La tecnologia è fornita da un brevetto dell’Università di Cagliari. “Siamo l’unico team che ha preso un brevetto dal patrimonio esistente elaborando un’idea innovativa da mettere sul mercato – continuano – il pacchetto è composto dal dispositivo e da una quantità di cento elettrodi monouso, venduti a 250 euro. In alternativa, i clienti possono acquistare una scatola composta da cento elettrodi per 1.200 euro o il singolo dispositivo per 200 euro – concludono – per noi il CLab rappresenta un’occasione importante per far conoscere il nostro lavoro di ricerca e una giusta occasione per dimostrare come proprio la ricerca, soprattutto a livello universitario, possa uscire dai numeri dell’ateneo ed entrare nel mercato”. (CHARTABIANCA) mpig/loli © Riproduzione riservata