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Lunedì 18 marzo 2019 - 18:30

CREDITO: SFIRS-ANFIR, A CAGLIARI PATTO FRA 19 FINANZIARIE REGIONALI

sfirs anfir
(CHB) - Cagliari, 24 ott 2018 - Un patto fra le società finanziarie regionali per promuovere gli strumenti di finanza alternativa con l’obiettivo di far crescere investimenti e la competitività delle imprese. È quanto emerso oggi a Cagliari al convegno organizzato da Sfirs e Anfir, l’associazione nazionale delle finanziarie regionali, che ha scelto la Sardegna per gli "Stati generali" delle società che gestiscono fondi regionali, nazionali e comunitari per 11 miliardi di euro.
L’incontro ha riunito alcuni dei massimi esperti internazionali, regionali e nazionali in tema di credito e finanza ed è stato l’occasione per fare un focus sull’operazione “Pecorino bond”, primo esempio in Sardegna di finanza innovativa e strutturata dedicata all’agroalimentare. È stato annunciato, al proposito, che presto sarà lanciata l’operazione “Pecorino bond 2”, con una nuova emissione a 18 mesi. Nel suo intervento il vicepresidente della Regione, Raffaele Paci ha sottolineato "i passi avanti fatti dalla Sardegna a livello economico con una crescita dell’1,2%, posizionandosi all’ottavo posto tra le regioni italiane. La ripresa c’è e la Sardegna si pone tra le esperienze positive in Italia. Abbiamo dato continuità alle azioni impostate in passato, con la precedente programmazione, grazie al lavoro del Centro regionale di programmazione e della nostra finanziaria Sfirs”.

SESTU (SFIRS). “Anfir nasce nel 2017 – ha premesso Paolo Sestu, presidente della Sfirs, in apertura del convegno - è un'associazione molto giovane e si propone due obiettivi: mettere assieme le esperienze delle singole finanziarie regionali per presentarsi al legislatore nazionale e regionale con un interesse comune finalizzato allo sviluppo dei vari territori e creare una struttura che consenta, attraverso un disegno di legge attualmente in corso di elaborazione, una visione unitaria di fronte agli interlocutori”.

SANTUCCI (ANFIR): CON INGEGNERIA FINANZIARIA INVESTIMENTI CRESCONO FINO A 5 VOLTE "Gli strumenti finanziari (o di ingegneria finanziaria) consentono di moltiplicare le risorse e gli investimenti fino a 4-5 volte e possono creare una dotazione permanente. Sarebbe necessario, però, incrementare la quota delle Regioni per questi strumenti, ha aggiunto Salvatore Santucci, presidente dell'associazione nazionale delle finanziarie regionali (Anfir), nel suo intervento al convegno Sfirs-Anfir.
L’esigenza espressa da Santucci è di saper combinare meglio le risorse pubbliche "dall’alta complessità di gestione e rendicontazione” con quelle private "che hanno esigenze di rientro". La complessità, rimarca il presidente Anfir, sta aumentando anche perché "la tecnologia di questi strumenti si sta innalzando in modo qualificato e intelligente”.

LE AZIONI DI ANFIR. "Le nostre società finanziarie sono vigilate dalla Banca d’Italia e questo è un elemento decisivo che siamo riusciti a ottenere, ma un altro elemento determinante per Anfir è l’aver ottenuto, all’interno della legge Madia che poteva mettere in discussione il ruolo delle nostre società, l'esclusione dall’applicazione dell’articolo 4 che impone la partecipazione regionale alle finanziarie”. Santucci ricorda, tra le azioni Anfir, la scrittura di una proposta di legge per "rafforzare le peculiarità territoriali” e che ha come obbiettivi, tra gli altri, la possibilità di: svolgere attività finanziaria sia con la vigilanza Banca d’Italia che con le regioni; chiarire come sono indirizzati i compiti e l'esclusione dalla normativa per le società a partecipazione pubblica sulle holding.

I NUMERI DI ANFIR. Nata nel 2014 da un coordinamento, Anfir si è poi costituita come soggetto giuridico "facendo un salto di qualità”, spiega Santucci. La missione di Anfir è creare stabilità nel quadro normativo. "Siamo un soggetto privatistico con una missione pubblica e in questo sistema il quadro normativo di riferimento diventa fondamentale - dice - non siamo un modello indistinto ma guardiamo ai territori perché non esiste un modello unico valido per tutti.
Oggi Anfir associa tutte le finanziarie regionali, solo due Regioni (Emilia Romagna e Marche) non aderiscono perché sono senza finanziarie regionali - ricorda ancora - e il patrimonio, a tutto il 2017, è di 2,3 miliardi (9 i miliardi di fondi gestiti). I programmi riguardano 36 miliardi di euro. Il 6,3% delle somme della programmazione regionale del Paese è destinata a misure di ingegneria finanziaria - conclude Santucci - e il 75% è utilizzata e gestita dalle Finanziarie regionali per una massa critica in crescita nel tempo se ben utilizzata”.

BARBIERI (SFIRS): PUNTARE SU FINANZA ALTERNATIVA. “Il canale finanziario pesa ancora poco sulle Pmi. Troppo capitale privato rispetto alla Borsa. Ma anche il ricorso al credito bancario sta calando. Perché le stesse banche rallentano la loro disponibilità. Gli istituti hanno difficoltà a fotografare la situazione delle imprese, mentre subiscono l'escalation delle norme europee che aumentano i costi del credito stesso. Ecco perché bisogna andare su strumenti finanziari alternativi. Le banche possono fare qualcosa sostituendo gli impieghi e andando a sottoscrivere questi strumenti”. Lo ha detto Riccardo Barbieri, consigliere Sfirs e delegato Anfir, nel suo intervento al convegno sulla finanza alternativa in corso a Cagliari.
“Ma le imprese piccole non sono sempre nel mercato ma nel "quasi mercato", dove servono risorse e policy pubbliche che risolvano le asimmetrie informative”, osserva Barbieri. “Oggi si deve andare a caccia di efficienza, sapendo che le risorse ci sono. Cassa depositi e prestiti gestisce 165 miliardi con la programmazione 2016-2020 e a valere sul fondo centrale di garanzia. Non si sono mai viste cifre simili. Vanno sfruttate”.
Sarà decisivo il ruolo di società come Sfirs e i consorzi fidi. “In Sardegna, così come in tutta Italia, operano le finanziarie e i confidi. Assieme, questi due soggetti possono rappresentare la pietra angolare e il polo attrattivo per gli investitori della finanza complementare. Con il sistema delle garanzie e delle tranche cover, le finanziarie infatti possono, apportando l'un percento di risorse proprie, creare un moltiplicatore di 100 a vantaggio delle imprese sul territorio”, conclude Barbieri.

CIPRIAN (MODEFINANCE): FINANZIARIE REGIONALI SIANO PIÙ FINTECH. "Le finanziarie regionali devono candidarsi a diventare un po’ più fintech”. Lo dice Mattia Ciprian, dell’agenzia di rating ‘Modefinance Srl', intervenendo al convegno sul credito e la finanza alternativa per la piccole e medie imprese. La società collabora con la Regione come provider del credito sul sistema di rischio per la gestione del Fondo di garanzia alle Pmi.
“Trasparenza, oggettività e automazione dei processi sono al centro del nostro lavoro e dei fondi di garanzia ma sono anche gli stessi driver che guidano le fintech”, aggiunge Ciprian “oggi il sistema si sta indebolendo e sarà sempre più importante dotarsi di sistemi di rating, meglio se interni, per essere più attivi nel fornire credito alle aziende - conclude - questi sistemi sono determinanti per non personalizzare le scelte e per offrire maggiori sicurezze al sistema imprenditoriale”.

CADEDDU (CRP): PROGRAMMAZIONE PASSA DA STRATEGIA UNITARIA. La programmazione dello sviluppo nel settore competitività delle imprese passa attraverso una strategia unitaria che ha obiettivi precisi. Lo dice Gianluca Cadeddu, direttore del Centro regionale di programmazione. Su questa via si sta muovendo la Regione, che ha messo in campo strumenti ad hoc per il sistema delle imprese.
“La programmazione deve essere unitaria - dice - e mai come oggi si declina in programmi concreti ben organizzati, per questo la Regione ha deciso di dotarsi di una cabina di regia, composta dagli assessori che gestiscono i programmi europei, e di una struttura tecnica che ha all’interno la sua Unità di progetto per il coordinamento tecnico. Questi due soggetti sovrintendono i vari temi dello sviluppo e lo fanno in modo unitario”.
Secondo Cadeddu "si devono rendere consapevoli le imprese sul fatto che a fronte di una modernizzazione degli aiuti di stato ci può essere altro, ovvero, strumenti diversificati per favorire investimenti e il capitale circolante - sottolinea - dobbiamo passare dall'incertezza degli investimenti a fondo perduto a un sistema che porti le aziende a calcolare il loro rischio con una puntuale educazione finanziaria".
Per le strategie di programmazione unitaria 2014/2020 inoltre la Regione ha attivato un Fondo rischi per i consorzi fidi, uno Social impact e quello regionale di garanzia. “Abbiamo intenzione di aumentare i prodotti - conclude Cadeddu - l’idea è quella di fare accordi con intermediari e quello con Abi è fondamentale”.

CUCCURESE (ABI): CONFIDI E FINANZIARIE IMPORTANTI. Secondo Giuseppe Cuccurese, presidente dell'Abi Sardegna, nel settore i consorzi fidi e le finanziarie sono importanti per il sistema, “perché rappresentano forme complementari che consentono di far investimenti a 360 gradi”. Si tratta di operatori che, sottolinea il presidente regionale dell'Abi, giocano un ruolo decisivo nello sviluppo di “strumenti nuovi che, per esempio, favoriscono le imprese di giovani”. Soggetti che allo stesso tempo contribuiscono in maniera rilevante “al fondo microcredito della Regione a cui si è aggiunto la garanzia del fondo nazionale”.

IL RUOLO DI CASSA DEPOSITI E PRESTITI. Negli ultimi anni, Cassa depositi e prestiti si è evoluta, avvicinandosi molto alle Pmi. “E lo ha fatto come al solito raccogliendo risparmio postale e aumentando il funding sul mercato. Questo anche grazie a un patrimonio importante che ci permette di mettere in campo tanti impieghi. In altre parole, Cdp può fare quello che fa una banca con una maggiore operatività sul fronte dell'equity, per esempio promuovendo fondi di investimento”, ha detto Andrea Nuzzi, responsabile area imprese e istituzioni finanziarie di Cdp, nel suo intervento durante il convegno sulla finanza alternativa.
Cdp non può arrivare direttamente alle Pmi, ma lo può fare intermediando. “Parliamo alle banche ma oggi anche con le finanziarie regionali e con i confidi. Non siamo però concorrenti delle finanziarie regionali. A noi non interessa gestire il credito agevolato nelle varie Regioni”, spiega Nuzzi. “Semmai potenziamo gli strumenti esistenti o lavoriamo in sinergia con quegli strumenti che assicurano una ponderazione zero del rischio. La nostra missione, in parole semplici, è sostenere l'economia, amplificando le misure già esistenti e supportando le Regioni affinché scarichino più soldi possibile sulle imprese del territorio”. E come si riesce ad amplificare le misure esistenti? “Mettiamo soldi in più”, risponde Nuzzi.
Centrale per Cdp è anche la finanza alternativa: “Per esempio con Borsa italiana abbiamo fatto emettere 20 minibond a 10 aziende di dimensione rilevante. Queste imprese hanno emesso una sorta di credito mutualistico: ognuna, in sostanza, garantiva il default della sua vicina. Abbiamo pensato di estendere questo intervento ad alcune Regioni per creare – assieme alle loro finanziarie – una operazione di credito mutualistico che combini ingegneria finanziaria privatistica con l'intervento pubblico, in caso di fallimento del mercato. Il focus non sarà sulle imprese rilevanti, come fatto per la Borsa, ma sulle Pmi”, precisa Nuzzi.
Cdp, con le finanziarie regionali, sta lavorando anche ad altri progetti. “Stiamo cercando di spostare le loro risorse e le nostre sul Fondo centrale di garanzia. Questo per alzare il cap (il tetto) sulle perdite al 10%, apportando un ulteriore 2%. A questo proposito”, conclude Nuzzi, “stiamo contattando diverse finanziarie, il che darebbe un'opzione anche alle banche di sviluppare nuove linee di portafogli. Cdp farà da equalizzatore delle perdite. Se raggiungiamo almeno 8 Regioni, l'operazione potrà dare ottimi frutti”.

AGROCREDITO: IN ARRIVO IL “PECORINO BOND 2”. "Il Pegno rotativo è una ottima operazione che permette di far combaciare le complessità delle forme finanziarie con le attività di impresa che chiedono di accedere più facilmente ai finanziamenti". Lo dice Roberto Culicchi, di Efg Bank (Lussemburgo), intervenendo alla tavola rotonda, incentrata sul Pegno rotativo e Pecorino bond, all'interno del convegno organizzato da Anfir e Sfirs sugli strumenti finanziari. “Quello messo in campo in Sardegna è un ottimo strumento nato come evoluzione positiva di quella del Parmigiano reggiano - spiega - qui sono fondamentali le convenzioni stipulate con il Consorzio del Pecorino Romano e con Agris (per la parte sugli altri prodotti caseari), che hanno permesso di avere modelli operativi”. Secondo Culicchi, inoltre “è stata fondamentale per l’attuale definizione del Pegno l’introduzione del 'non spossessamento' del prodotto e il coinvolgimento dei tecnici, come quelli del Consorzio, che ha portato a redarre verbali sulle scorte presenti a costi nulli per le imprese”.
“Il Pecorino bond è molto importante ma bisogna ragionare soprattutto in termini di economia reale e di imprese. Il mercato sta comunque crescendo. Vale anche per i minibot: nel primo semestre 2018, si sono abbassati gli importi di emissione nonché i tassi. Certo, le difficoltà esistono. È una questione di cultura nel paese. Ma ciò che conta è avere una struttura che permetta di garantire gli altri investitori. I quali devono sapere che i controlli ci sono”, sottolinea Fabio Carretta, di Pairstech Capital Management LLP. “Emissioni piccole sono paradossalmente più difficili da collocare. Perché devono avere un corredo di informazioni e attori in grado di acquisire la fiducia degli investitori. Quanto fatto con il Pecorino bond è proprio questo”, sottolinea Carretta: “È stata messa la faccia. Non a caso, a breve, ci sarà il Pecorino bond 2. Stiamo attendendo i dati di un gruppo di aziende: due o tre del settore caseario. Sarà una emissione di minore durata rispetto alla precedente, fatto importante considerando che si tratta di uno strumento decisamente illiquido. Sarà di 18 mesi e avrà un tasso di interesse in linea col precedente. La nostra attività di premarketing ci dice che ci sono grandi consensi al riguardo”, conclude Carretta. (CHARTABIANCA)