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Domenica 08 dicembre 2019 - 11:35

AMBIENTE, CASO SPIAGGIA TEULADA: IL GIORNALISMO, I MILITARI, UN SINDACO: COME TROVARE UNA SOLUZIONE IN 24 ORE

spiaggia s'ottixeddu teulada
(CHB) - Cagliari, 06 ago 2019 - Un giorno: è bastato così poco per risolvere quello che stava per diventare il caso più assurdo dell’estate sarda (e non solo) in tema di ambiente e sostenibilità. Ossia poter accedere a una spiaggia soltanto a bordo di un mezzo a motore, targato, e il divieto di poterlo fare a piedi o in bicicletta: puoi entrare solo se inquini. È successo nel fine settimana appena trascorso, nella spiaggia di S’Ottixeddu, Comune di Teulada (Cagliari) e all’interno dell’area del Poligono militare omonimo che il ministero della Difesa ha aperto al pubblico da giugno a settembre.
Uno dei rari miracoli che di solito la burocrazia non permette che accadano ha fatto sparire in un niente quel divieto che sino a sabato teneva fuori dalla sbarra della cosiddetta “Spiaggia degli americani” tutti coloro che avevano deciso di raggiungerla a piedi o in bicicletta.

SINERGIA GIORNALISTICA. Noi del notiziario Chartabianca abbiamo verificato la reale applicazione del divieto, abbiamo obiettato che sarebbe bastato anche un documento di identità, e quindi reso pubblico il caso poi rilanciato insieme a l’Unione Sarda (segnaliamo la correttezza e serietà professionale dei colleghi: dalla gestione del caso alla citazione della fonte) che a sua volta ha proseguito nell’approfondimento della vicenda. Una sinergia giornalistica che attraverso la verifica sul campo, il racconto equilibrato dei fatti, il contraddittorio e l’approfondimento, ha contribuito a cancellare quel divieto nell’arco di una giornata.

GIORNALISMO PER LA COMUNITA’. Questa vicenda è anche una dimostrazione che, a dispetto del periodo in cui viviamo, il buon giornalismo resta uno degli strumenti più utili ed efficaci al servizio della comunità. Non è il mostro che si nutre di esagerazioni e che cerca il pelo nell’uovo con l’obiettivo di stravolgere la reale essenza delle cose. Magari per ottenere qualche click in più.
Immaginiamo lo stesso caso ma trattato secondo il protocollo-social: una sedicente notizia, generica, per lo più scritta di pancia e senza alcuna versione delle controparti così da poter indignare il più possibile chi legge. Il tutto fomentato da una valanga di insulti - che in tanti si ostinano a chiamare commenti - all’indirizzo di militari, sindaco, amministrazione comunale, cooperativa che gestisce il servizio, presunta stampa compiacente e via dicendo, che avrebbero seppellito ciò che di vero ci sarebbe stato in quel post.

IMBARAZZO E MALDIPANCIA. Da giornalisti siamo abituati a combattere ogni giorno per poter raccontare professionalmente fatti che nella loro struttura evidenziano una mancanza o comunque creano degli effetti non graditi ai protagonisti stessi. Non perché ciò che scriviamo sia errato (quando si sbaglia basta rettificare subito) o non verificato, ma perché il solo fatto di avere scritto e pubblicato quella notizia causa imbarazzo nei soggetti coinvolti. E quell’imbarazzo spesso fa imbufalire anche l’amministratore pubblico, il politico, il direttore di associazione di categoria etc. che sino a quel momento si era mostrato sempre disponibile e sportivo nei confronti di quello stesso giornalista che ha scritto quella notizia.
Questa volta (miracolo nel miracolo) non abbiamo dovuto sacrificare tempo prezioso nel sorbirci i maldipancia di chicchessia perché, senza nemmeno conoscerlo, abbiamo trovato un sindaco (Daniele Serra, Teulada) che invece di irritarsi, tirar fuori scuse o giustificazioni assurde, di scagliarsi contro la stampa, di scomodare la macchina del fango o di minacciare piccoli o grandi ricatti, compreso il sempreverde quanto inutile “non vi rilascerò più dichiarazioni”, ci ha gentilmente ringraziati per aver messo a nudo un problema reale impegnandosi a risolverlo nel più breve tempo possibile.
Questa volta non abbiamo faticato oltre il dovuto anche perché il ministero della Difesa che abbiamo subito contattato per conoscere la sua versione dei fatti non ci ha costretti a richiamarli duecento volte per poi – passato il Ferragosto e forse anche il Natale - trincerarsi dietro una chissà quale scusa di non poter rilasciare dichiarazioni sulla vicenda. Oppure di rispondere “sì certo, interverremo” per poi lasciare tutto com’è, come troppo spesso accade in questi casi. No, dal ministero della Difesa ci hanno subito e onestamente risposto che non erano a conoscenza del divieto, che avrebbero verificato assieme al Comando del Poligono e che sarebbero intervenuti immediatamente per trovare una soluzione.

LA VERA NOTIZIA. Ci viene da pensare che in questa vicenda la vera notizia non sia l’assurdo divieto di poter accedere a piedi o in bicicletta a una spiaggia, ma che un’amministrazione comunale e una militare siano riuscite a eliminarlo nel giro di 24 ore. I maligni potrebbero dire che la soluzione fosse semplice e a portata di mano. Magari è anche così, magari no. Però ciò che conta non è se le soluzioni siano semplici o complicate ma il risultato raggiunto. Ecco perché una volta tanto siamo noi giornalisti che apprezziamo il comportamento e le azioni concrete del Comune di Teulada, del Comando del Poligono e del Ministero della Difesa, augurandoci che tanti altri soggetti con potere decisionale seguano il loro bell'esempio. E che una simile buona prassi venga applicata anche in altri casi.
Eppure in un primo momento anche il sindaco di Teulada, il Comando del Poligono e il ministero si saranno sentiti in imbarazzo per una notizia vera e verificata ma decisamente poco simpatica.

Emiliano Farina
direttore notiziario Chartabianca