This site uses cookies.
Cookies are essential to get the best from our websites , in fact almost all use them.
Cookies store user preferences and other information that helps us improve our website.

If you want to learn more or opt out of all or some cookies check the Cookies Policy .

Click on accept to continue browsing, clicking on any item below nonetheless consent to the use of cookies.
Mercoledì 14 aprile 2021 - 10:18

AMBIENTE: RIFIUTI, GARAU (RIVERSO): IN SARDEGNA CONVIENE RICICLARE SOLO CARTA; PUNTARE SU BIOGAS; L'ANALISI

riciclo rifiuti
(CHB) - Cagliari, 30 gen 2021 - Oggi in Sardegna l'unico rifiuto riciclato economicamente e commercialmente vantaggioso è la carta. Per gli altri rifiuti come plastica, vetro o altre frazioni, i costi sono più alti dei benefici. Lo sostiene Raffaele Garau, amministratore delegato della Riverso Spa, azienda specializzata nella gestione dei rifiuti speciali con impianti a Carbonia.
“Oggi la carta - dice Garau al notiziario Chartabianca - è l’unico componente commercialmente sostenibile perché in Sardegna ci sono sufficienti cartiere che possono dedicare apposite linee di produzione per il riciclo”. Stesso destino per il compost: sempre secondo l'analisi di Garau, quello che si produce oggi in Sardegna non ha mercato.

COSTI PIU' ALTI DEI BENEFICI. Tra le maggiori difficoltà per rendere sostenibile la gestione dei rifiuti in Sardegna, c’è la situazione strutturale della regione, stretta tra insularità e mercato limitato. Secondo l'analisi di Garau questi due elementi costringono la gestione dei rifiuti ad avere più costi che benefici per l’isola anche e in conseguenza della raccolta differenziata. “Infatti - dice l'Ad di Riverso - si deve partire dal presupposto che qualsiasi impianto di trattamento di una frazione del rifiuto deve generare un bene commercialmente sostenibile, altrimenti porta solo costi suppletivi. Soprattutto perché si parla di beni derivanti dal riutilizzo di frazioni del rifiuto, quindi di beni che difficilmente potranno avere un alto valore aggiunto".

IL PROBLEMA INSULARITA'. Allo stato attuale il risultato è che l’insularità rappresenta “un aggravio importante sui costi di trasporto per trovare un potenziale mercato - continua – con la conseguenza che i prodotti poveri derivanti dal trattamento delle frazioni del rifiuto in genere non trovano collocamento nel territorio sardo e non sono in grado di essere competitivi oltre mare”. Questo perché se anche pensiamo di riuscire a raggiungere il 90% di raccolta differenziata, poi dalle frazioni raccolte separatamente si deve tirare fuori un prodotto commercialmente appetibile per produrre ricchezza. A quel punto, il prodotto, deve trovare un mercato che in Sardegna non c’è. Dunque, per l’isola, un prodotto riciclato deve avere un valore aggiunto tale da superare i costi di trasporto oltremare e questo è impensabile: ecco perché in Sardegna la raccolta differenziata deve essere considerata come un costo ambientale”.

ENERGIA E DISCARICHE. “Le discariche non sono viste di buon grado dalla popolazione ma – sottolinea Garau - se gestite in maniera evoluta tecnicamente e da società specializzate, potrebbero rappresentare proprio la nuova frontiera per la produzione dell’energia. Ma sulle discariche, proprio in Sardegna, già diverso tempo fa e in particolare attraverso la frazione organica del rifiuto, nella propria discarica Ecoserdiana produceva energia elettrica, cioè 'ricchezza'. E allora perché non ripetere l'esperienza? - si chiede Garau -: “La discarica è un grande digestore anaerobico, cioè un grande recipiente dove, in assenza di ossigeno, si favorisce la fermentazione della sostanza organica creando il biogas che a sua volta ha una grande componente metanifera in grado di produrre energia. Sarebbe sufficiente replicare in maniera tecnicamente evoluta le capacità della discarica per impianti di digestione anaerobica. Se condotti e controllati correttamente avrebbero almeno la capacità di produrre veramente una ricchezza, l’energia”, sostiene l’Ad di Riverso. “Una soluzione economicamente sostenibile per la frazione organica potrebbe essere dunque l’attivazione di impianti di digestione anaerobica per accogliere la maggior parte di quanto raccolto separatamente e produrne energia - rilancia Garau - ma anche qualche impianto di compostaggio in grado di produrre compost selezionato e destinato ad accogliere la frazione organica selezionata come residui dei mercati, residui da potature e altro”.
Qualcosa si sta muovendo al Tecnocasic con un finanziamento di un gestore anaerobico che dovrebbero realizzare nel revamping dell’impianto. Ma in tutto questo “qualcosa, però, resta contraddittorio se pensiamo che a Villacidro c’era già un digestore che però è stato fermato, infatti sembra sia più comodo buttare rifiuti negli impianti per produrre l’inutile compost”.

COMPOST E MERCATO. Se selezionato in modo ottimale, anche il compost potrebbe creare valore. Ma al momento – secondo Garau - il compost che si produce nell’isola non ha mercato. “La frazione organica stimata in un quantitativo in peso di circa il 45% del rifiuto prodotto, fino a oggi, ha visto una errata programmazione - sostiene l’Ad di Riverso - nell'isola si è puntato sul compost (sulla carta) come pregiato ammendante agricolo che avrebbe dovuto alleviare la presenza dei concimi chimici nei terreni, ma non si è tenuto conto che oggi questo è fatto sempre più da frazioni sintetiche, di derivazione chimica, che inevitabilmente si mischiano con la frazione organica residuale - spiega – è sempre stato difficilissimo ottenere una raccolta separata della sola frazione organica che non fosse contaminata da altre sostanze da cui la necessità, negli impianti di compostaggio deputati a ottenere il famoso compost puro, una maggiore difficoltà di trattamento e, quindi, un maggiore costo di trattamento - aggiunge - il risultato è uno scarso prodotto finale". Insomma considerato questo e anche che gli impianti di compostaggio, per le caratteristiche insite nei materiali trattati, spesso generano impatti olfattivi considerevoli, il risultato finale è stato quello “di un prodotto finale, il compost, che oggi, visto l'attuale costo di produzione, non ha un mercato economicamente sostenibile".

LA PLASTICA. Caso diverso per la plastica, tra i materiali con meno mercato una volta riciclati. Questa viene stimata in quantitativo in peso di circa il 9% del rifiuto prodotto, percentuale calcolata in peso e, considerando che il peso specifico è molto modesto, la sua occupazione volumetrica all’atto della conservazione nelle case e della raccolta urbana rappresenta un problema importante. Tra le altre criticità, gli alti costi di trattamento del materiale da riciclo come quelli per la raccolta e il trattamento in appositi impianti dedicati. Il prodotto finito dal basso valore aggiunto, poi, deve avere un mercato economicamente vantaggioso, ma al momento non c’è per la Sardegna. “Oggi il riciclo della plastica prevede costi sostenuti perché deve essere raccolta separatamente e deve essere indirizzata verso alcuni stabilimenti nei quali viene effettuata una separazione tra quella riutilizzabile e quella no - sottolinea Garau - il Conai, che controlla gli impianti di riciclaggio della plastica siti nel resto della Penisola, e dove è economicamente favorevole reperire un mercato per il prodotto ottenuto dal riciclo, provvede al trasporto della plastica da riciclare dagli stabilimenti di separazione sardi agli impianti della Penisola con ulteriori costi per il trasporto. Considerando il basso peso specifico della frazione, è facile capire che il costo rappresenta un handicap notevole per la plastica sarda da riciclo”.
E allora quale può essere una soluzione? “Quella di identificare una serie di prodotti da realizzare con plastica riciclata che possano essere assorbiti dal mercato sardo - sottolinea Garau – e stabilire così la quantità di plastica da raccogliere separatamente e indirizzare agli impianti di riciclo”. Considerato che la plastica ha un alto potere di combustione ma ha anche componenti chimici pericolosi che vengono sprigionati all’atto della combustione "servono termovalorizzatori idonei con emissioni a norma debitamente controllati - spiega - dai termovalorizzatori di ultima generazione, con filtri assoluti che controllano le emissioni in atmosfera, si può produrre la famosa ricchezza”.

LE ALTRE FRAZIONI. Sempre di difficile collocazione i materiali riciclati da vetro e altre frazioni. Secondo Garau, infatti, la frazione del vetro, che viene stimata in quantitativo in peso di circa il 12% del rifiuto prodotto “non trova riutilizzo in Sardegna considerata l’assenza totale di vetrerie operative - sottolinea - il riutilizzo del vetro può essere effettuato solamente per tipologie simili, quindi il vetro bianco può essere riciclato solo per ricostituire altro vetro bianco, e così via per gli altri. L’impiego commercialmente più sostenibile, quindi, appare il suo utilizzo indifferenziato per tipologie, come sottofondo stradale o per sanare vecchie cave dismesse abbandonate”. Sul fronte degli altri rifiuti, come quelli ingombranti (legno, metalli, rifiuti elettrici ed elettronici) o pile e batterie esauste, medicinali scaduti e altro, è stimato un quantitativo in peso di circa il 12% del rifiuto prodotto. "A parte i medicinali scaduti in cui la Sardegna rappresenta un'eccellenza in ambito nazionale considerata la presenza di un impianto di incenerimento dove, oltre ai medicinali scaduti sardi, trovano accoglienza ingenti quantitativi extraregionali, le altre frazioni vengono indirizzate verso i centri di raccolta comunali - osserva Garau - da qui poi sono portati in impianti di riutilizzo, ancorché generalmente extra isolani, ma in grado di ammortizzare il costo via mare considerato l’ancora elevato alto valore aggiunto dei materiali recuperabili - conclude - questo discorso, però, non è valido per i materiali ingombranti che per la maggior parte sono destinati a essere smaltiti nelle discariche o termovalorizzati". (CHARTABIANCA)