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Mercoledì 14 aprile 2021 - 09:39

AMBIENTE, GARAU (DISCARICA RIVERSO): NESSUN TRATTAMENTO DI AMIANTO IN POLVERE; NO RISCHI AMBIENTALI, SIAMO IN REGOLA

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(CHB) - Carbonia, 12 mar 2021 - “Quello che fa la nostra azienda è una vera e propria attività industriale: lavoriamo nel pieno rispetto delle norme ambientali e siamo in possesso di tutte le autorizzazioni, anche quelle integrate. Queste ci concedono di riempire una volumetria complessiva di 1 milione 500 mila metri cubi circa nel nostro impianto, oltre a una cella esterna per lane minerali aggiuntive di circa 45 mila metri cubi. Finché non occuperemo questi spazi agiremo sotto l’egida delle autorizzazioni del 2011 e 2016 che non pongono alcuna limitazione sui rifiuti da trattare. Per l’ampliamento della discarica si vedrà in futuro. L'ultimo controllo ai nostri impianti è stato effettuato dal Noe (il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, ndr) soltanto pochi giorni fa e se avessero riscontrato irregolarità ci avrebbero immediatamente chiusi. Insomma, se la nostra attività prosegue è evidente che siamo in regola". Lo ha detto Raffaele Garau, amministratore della Riverso, stamattina in un incontro pubblico con giornalisti, amministratori locali e associazioni ambientaliste che si è tenuto nella discarica Riverso di Carbonia, per rispondere alle accuse di questi giorni sull'attività dell'impianto di Serra Scirieddus e in particolare sul presunto pericolo dovuto alla presenza di amianto. L'amministratore delegato di Riverso ha messo a disposizione un elenco di documenti "che attestano la regolarità e serietà nell'agire", precisa in una nota che ha diffuso tra i presenti. Tra la documentazione: le autorizzazioni, le sentenza della Corte costituzionale e l'elenco delle verifiche ispettive, dal 2002 a oggi, sulla gestione della discarica di Carbonia da parte di Riverso.    

LE AUTORIZZAZIONI. “In base alle autorizzazioni e alle norme nazionali ed europee possiamo trattare tutti i rifiuti speciali, che siano sardi o nazionali, e la normativa di settore è chiarissima in questo punto, con tanto di sentenze della Corte costituzionale - sottolinea Garau - i rifiuti speciali, considerati come vere e proprie merci, possono circolare in tutta l’Unione europea anche se la Regione, finora, aveva faticato a recepirlo”. E sull’intervento del Tar, Garau ribadisce: “Siamo in possesso di tutte le autorizzazioni Aia e su queste ci basiamo. Il Tar non ha ancora deciso ma si è riservato di farlo a ottobre”.
In merito al precedente Piano regionale di gestione dei rifiuti speciali e, in particolare, della parte che prevede "autorizzazioni alla costruzione e all’esercizio degli impianti di stoccaggio definitivo, sia di nuova realizzazione che in ampliamento di impianti esistenti, destinate solo al conferimento di rifiuti prodotti nel territorio regionale”, Garau sottolinea che “questo contenuto, ancorché rappresenti un 'indirizzo' e non una 'norma', risulta palesemente in contrasto con le leggi nazionali vigenti e in particolare con le pronunce della Corte costituzionale - sottolinea - l’8 gennaio 2021, inoltre, la stessa Regione ha deliberato il nuovo Piano recependo le normative nazionali ed europee permettendo, quindi, la libera circolazione dei rifiuti. Ma a novembre la Regione non aveva già pronto il piano? Perché allora quella delibera che ci limitava ai rifiuti regionali?”.

QUESTIONE AMIANTO IN POLVERE. Sul tema dell’amianto Garau sottolinea che "in Italia quello in polvere può essere smaltito soltanto in un unico impianto, a Torino, per il resto va all’estero - dice - non avendo autorizzazioni per smaltire amianto in polvere, non lo facciamo. Smaltiamo solo due tipologie di rifiuti speciali pericolosi di questo tipo: terre contaminate da eternit, quindi inerti, e massicciate ferroviarie: ossia il pietrisco presente nelle rotaie che contiene naturalmente tracce di amianto. Questi materiali, in partenza, inoltre, hanno l’avallo della Asl perché trattati per non far uscire le fibre. Infatti l'amianto è pericoloso se in fibre libere e se viene inalato - continua - in tema di rifiuti speciali, inoltre, conta la specializzazione e non la prossimità e questo lo certificano le stesse sentenze della Corte costituzionale, ed ecco perché c’è la libera circolazione dei rifiuti in tutta Ue”.
Riguardo ai presunti rischi ambientali derivanti dall'amianto inertizzato e alle relative notizie emerse sulla stampa, Garau ha annunciato di aver già provveduto a tutelare la Riverso e la sua persona presso le sedi competenti.  

I NUMERI. Durante l’incontro Garau ha citato alcuni numeri generati dal lavoro dell’azienda nei suoi anni di attività. "Dal 2002 a oggi delle 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, non pericolosi e pericolosi stabili non reattivi, smaltiti da noi, solo 400 mila arrivano da fuori regione - chiarisce - e fino a novembre 2017 non abbiamo mai smaltito rifiuti provenienti da fuori regione. Questo perché dal 2002 al 2011 riuscivamo a smaltire tranquillamente il quantitativo necessario per sopravvivere”. Poi, a causa delle crisi industriali "lo smaltimento è crollato a 10-20 mila metri cubi all’anno rispetto ai 50-60 mila sino al 2013 - ricorda - e da qui, dopo un primo periodo di difficoltà nel quale comunque non abbiamo mai licenziato nessuno, dal 2017 per insipienza e cecità dal fronte nazionale dove si sono esaurite tutte le discariche nazionali abbiamo avuto una ripresa prendendo rifiuti extraregionali autorizzati dalla normativa vigente. E non essendoci più la possibilità di smaltire nella Penisola, siamo tornati commercialmente competitivi. Per assenza di concorrenti. Anche perché se ci fosse concorrenza, nessuno dalla Penisola smaltirebbe in Sardegna a causa dei costi di trasporto”.

I CONTROLLI. In merito ai controlli della discarica, Garau sottolinea che “da sempre siamo oggetto di controlli sull'attività e da quando siamo aperti le ispezioni ufficiali sono state 26 - ricorda - sono pervenute dai vari enti di controllo, tra cui Arpas, Asl, Provincia, Regionale, Noe e Guardia costiera. In questi controlli non è mai stata rilevata alcuna criticità ambientale". Tra maggio e agosto 2020, inoltre "non c’è stato nemmeno percolato (acqua piovana che si mischia con rifiuti) da portare agli impianti di depurazione esterni - continua - inoltre nessun rifiuto può entrare da noi se non rientra in precisi codici autorizzati e non può entrare se non ha subito una certificazione analitica di smaltimento in discarica”.

L'AMPLIAMENTO. E sull’ampliamento Garau aggiunge: “Presumibilmente entro settembre, termineremo la volumetria autorizzata senza limiti. Poi dovremo attendere l'autorizzazione dell'ampliamento. Non sappiamo cosa faranno Provincia e Tar ma se ipoteticamente ci daranno un'autorizzazione limitata a soli rifiuti regionali, stimiamo di passare da 200 mila tonnellate a circa 50 mila all'anno. Questo vuol dire - sottolinea Garau - doverci necessariamente ridimensionare con tutti i rischi anche sul fronte occupazionale per i 60 dipendenti. Speriamo che non accada”.

PUBBLICAZIONE RISULTATI ANALISI MENSILI. Erano presenti all'incontro anche cittadini, associazioni ambientaliste, sindaci e una rappresentanza degli amministratori dei Comuni di Gonnesa e Iglesias.
“Abbiamo presentato un'interrogazione al sindaco chiedendo che rendano pubbliche per tutti i cittadini le analisi periodiche che la Riverso fa ogni mese nel suo impianto e che comunicano ai Comuni” dice Emanuela Serra, consigliere comunale di opposizione del Movimento 5 Stelle al Comune di Gonnesa. Richiesta raccolta dal sindaco Hansal Cristian Cabiddu. “Ci siamo attivati subito e abbiamo portato il Consiglio comunale qui per vedere l’impianto - dice - abbiamo voluto sentire le posizioni della Riverso in contraddittorio con le accuse. Appoggiamo la richiesta sulla possibilità di avere analisi che tranquillizzino la popolazione, oggi preoccupata da quello che si legge - conclude il primo cittadino del Comune sulcitano - fare chiarezza è per tutti la cosa più importante”. Stessa apertura è arrivata dall’amministratore della Riverso, Raffaele Garau che, pubblicamente, ha dato la disponibilità dell’azienda a comunicare alle amministrazioni locali i risultati delle analisi mensili.  

SARDEGNA PULITA. “È vergognoso che il Comune di Carbonia oggi non sia presente, eppure la discarica è nel suo territorio - accusa Angelo Cremone, leader di Sardegna Pulita, una delle associazioni ambientaliste più attive - la settimana scorsa, quando abbiamo letto sul giornale delle denunce sull’arrivo dell’amianto a Carbonia ci siamo rivolti alla Forestale per far bloccare immediatamente l'eventuale traffico. Ma le nostre sollecitazioni non hanno sortito alcun effetto. Mi viene da pensare che non ci siano i presupposti per sospendere l'attività della discarica”, sottolinea Cremone. (CHARTABIANCA)