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IMPRESE ARTIGIANE: I SEMESTRE 2022, IN SARDEGNA EXPORT IN AUMENTO, MALE METALLURGIA; IL REPORT CNA

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(CHB) - Cagliari, 23 set 2022 - Nel corso del primo semestre 2022 il valore dei beni prodotti in Sardegna e venduti all’estero è cresciuto del 61% sospinto dall’aumento dei prezzi nel settore dei prodotti petroliferi raffinati. Eppure, al netto della lavorazione degli idrocarburi, il semestre si è chiuso con una complessiva flessione dell’export regionale pari al -8,4%, il secondo risultato peggiore (dopo il Molise) tra le venti regioni italiane.
La flessione è da imputare quasi esclusivamente al crollo delle vendite di prodotti dell’industria metallurgica (-69%). Tiene invece il mercato estero dei prodotti agroalimentari (+10%), soprattutto grazie al comparto vitivinicolo e a quello della pasta e dei prodotti da forno; prosegue, di contro, il trend di indebolimento della domanda estera delle produzioni lattiero casearie (-5,5% per l’export di formaggi e derivati), che ha compensato la crescita del prezzo dei prodotti sardi (il prezzo al kg del pecorino ha ormai superato quello del parmigiano).

IL REPORT. L’ultimo report del Centro Studi della Cna Sardegna evidenzia come la Sardegna sia una delle regioni italiane con la bilancia commerciale più squilibrata, circostanza dovuta anche alla elevatissima quota di import di materie prime per l’industria petrolifera. In un contesto di rapida ascesa dei prezzi all’import si amplia infatti il saldo tra import ed export.
“L’incremento medio dei prezzi dei beni importati è quantificabile in un +46% rispetto al primo semestre del 2021, con punte del +83% per quanto riguarda le commodity industriali (soprattutto idrocarburi) – commentano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna -. Questa crescita dei prezzi, su cui impatta anche l’indebolimento della moneta unica nei confronti del dollaro, mette pressione al sistema delle imprese, ne riduce i margini e si riflette, indirettamente, sul livello dei prezzi per i beni al consumo”. Il contesto di rapida ascesa dei prezzi all’import e i costi sull’energia significativamente più elevati che le imprese sarde sostengono rispetto ai competitors rischiano di mettere fuori mercato pezzi importanti del tessuto produttivo isolano”.

L'EXPORT. Escludendo i prodotti del settore petrolifero, che nel semestre ha totalizzato vendite all’estero per più di 3,6 miliardi di euro, ovvero più dell’85% del totale, il comparto che si conferma più rilevante è quello dei prodotti chimici (140 milioni), che ha registrato una dinamica positiva rispetto al 2021 (+14,6%); segue il settore dell’agroalimentare, con un valore di prodotti esportati pari circa 99 milioni di euro nel semestre, in crescita del +10%, sebbene con tendenze variegate a seconda dei prodotti.
In fortissimo calo, invece, la vendita dei metalli di base e prodotti in metallo (-69,5%) che in pratica determina gran parte del saldo negativo dell’export regionale al netto del settore petrolifero. Il valore delle vendite di prodotti in metallo è passato da 235 milioni del primo semestre 2021 a poco meno di 72 milioni nel primo 2022.

BILANCIA COMMERCIALE. Nel primo semestre del 2022 le imprese sarde hanno importato beni, prodotti intermedi e materie prime per oltre 6,6 miliardi di euro: il 69% in più rispetto allo stesso periodo del 2021. Il saldo tra import ed export è aumentato arrivando a oltre 2,3 miliardi di euro di maggiori importazioni: la Sardegna è una delle regioni italiane con la bilancia commerciale più squilibrata.
In un contesto di crescita dei prezzi, specialmente nell’ambito delle commodity industriali ed energetiche, e di rafforzamento del dollaro rispetto all’euro, l’aumento dei prezzi alle importazioni erode i margini delle imprese produttrici e si riflette sull’inflazione. Se si prende come riferimento il primo semestre dell’anno passato, la crescita dei prezzi è arrivata a superare l’83% nell’ambito delle materie prime industriali (tra cui petrolio e gas), che assorbono circa il 70% di tutto l’import regionale; l’aumento si è però registrato anche nell’ambito delle materie prime agricole (+25%), nei prodotti alimentari (+78%) e in quasi tutte le branche manifatturiere. (CHARTABIANCA) red © Riproduzione riservata imprese edilizia